In Sicilia, dove la luce accompagna i ritmi della terra e il vento porta con sé profumi di mare, agrumi e macchia mediterranea, nasce la storia di Donnafugata, un’azienda vitivinicola che ha trasformato la propria terra in un linguaggio di emozioni.
La sede storica è a Marsala, che affianca le altre tenute siciliane nelle attività produttive dell’azienda. È in questi luoghi che la famiglia Rallo ha scelto di mettere radici, costruendo un progetto che unisce artigianalità, creatività e un profondo rispetto per il territorio.
IMG_9287.jpg1.9 MB Questa città, oltre a essere il luogo originario dell’azienda, richiama una Sicilia agricola antica, fatta di biodiversità e stratificazioni culturali. Ne è esempio la straordinaria collezione di varietà rarissime di agrumi, custodita nel complesso delle cantine storiche del XIX secolo, tra corti e spazi aperti del baglio ottocentesco: un paesaggio vivo che racconta secoli di storia, coltivazione e cura della terra.
IMG_9311.jpg1.36 MB Da qui ci si sposta a Contessa Entellina, luogo che conserva l’eleganza antica della Terra del Gattopardo. Le sue colline morbide, i campi dorati e i silenzi aristocratici evocano atmosfere letterarie: è la Sicilia interna, profonda, dove il tempo scorre lento e solenne.
IMG_9306.jpg1.62 MB Qui sorge anche il Giardino di Gabriella, uno spazio che accoglie piante mediterranee, specie esotiche e palme, trasformandosi in un luogo di incontro e di luce durante eventi come Calici di Stelle.
IMG_9596.jpg1.85 MB In questo contesto, ogni vino Donnafugata nasce come un racconto. Le etichette, illustrate con figure femminili, paesaggi onirici e simboli evocativi, diventano porte d’accesso a un universo visionario. Ogni nome è scelto con cura, affinché racchiuda un significato, un’ispirazione, un frammento di storia.
IMG_9285.jpg849.72 KB Mille e una Notte, nato proprio a Contessa Entellina, porta con sé il fascino delle narrazioni orientali e il respiro epico della letteratura. Il nome evoca un mondo di racconti intrecciati, di mistero e di luce notturna, mentre l’etichetta, con il castello stilizzato, invita a entrare in una dimensione sospesa, dove ogni sorso diventa un capitolo.
IMG_9501.jpg1.77 MB Tancredi, invece, rende omaggio a uno dei personaggi più iconici del Gattopardo: il giovane aristocratico che incarna il dialogo tra tradizione e cambiamento. Il vino riflette questa dualità, tra eleganza classica e slancio innovatore, e l’etichetta, con i suoi colori intensi e il profilo fiero, racconta proprio questa tensione tra passato e futuro.
Il racconto di Donnafugata si estende poi sull’Etna, dove i vigneti si spingono oltre le colate laviche, immersi in un contesto naturale complesso e circondati da un bosco varietale che testimonia la convivenza tra viticoltura e paesaggio vulcanico.
Nella Sicilia sud-orientale, a Vittoria, la tenuta è immersa nel verziere di Acate: uno spazio che racconta il mondo delle erbe aromatiche e offre una lettura sensoriale del territorio, in dialogo diretto con il paesaggio agricolo e la viticoltura locale.
Il viaggio approda infine a Pantelleria, dove nasce Ben Ryé, il Passito di Pantelleria. Il suo nome, dall’arabo “Figlio del vento”, richiama poeticamente le raffiche che attraversano l’isola e accarezzano gli alberelli panteschi. Qui la viticoltura si esprime anche attraverso il Cammino di Khamma, un percorso tra vigneti, terrazzamenti e muretti a secco che restituisce il senso profondo del rapporto tra uomo e paesaggio. L’etichetta, solare e dinamica, celebra la forza della natura e la dolcezza del tempo.
Da questa dimensione narrativa, in cui ogni vino parla attraverso la propria identità e le sue etichette, si passa alla parte tecnica. La degustazione diventa così il momento in cui la poesia del territorio incontra la precisione del gesto enologico.
IMG_9317 copia.jpg1.93 MB Degustazione
Il percorso tecnico proposto da Donnafugata ha delineato un viaggio attraverso le basi spumante e le loro diverse espressioni, dalle pendici dell’Etna alle colline di Contessa Entellina. Non solo un assaggio, ma un confronto ragionato tra vini base, scelte di vendemmia, dinamiche di acidità e gestione della malolattica, fino all’impatto del tempo sui lieviti e dell’affinamento post-sboccatura. Il filo conduttore, dichiarato e percepibile calice dopo calice, è uno: costruire tensione senza rinunciare a materia e riconoscibilità territoriale.
Etna, versante nord: la verticalità come firma
La prima tappa è l’Etna, versante nord, tra Monte La Guardia, l’area di Pignatone e Calderara Alta, sotto Randazzo, con la cantina come baricentro logistico e operativo. Qui il Nerello Mascalese 2025 nasce da una vendemmia concentrata, svolta a metà settembre, in un’annata regolare e generosa sul piano della piovosità (circa 800–850 mm), con una finestra di raccolta chiusa in anticipo rispetto al peggioramento del meteo di ottobre.
Base Spumante – Nerello Mascalese 2025
In cantina la fermentazione alcolica avviene in acciaio. Colpisce la capacità di mantenere freschezza anche dopo lo svolgimento della fermentazione malolattica in cemento: acidità importante, profilo balsamico evidente e una componente citrica marcata.
La base sorprende per un’impronta che richiama un registro “da grande rosso vinificato in bianco”: pulizia, slancio, scia citrica ben definita. Il profilo resta fruttato, con richiami delicati al fiore di pesca e una sensazione complessiva lineare.
02 BollicinaGold Magnum bottiglia fondo bianco copia.jpg1.35 MB
Bollicina Gold Dolce&Gabbana e Donnafugata Brut Rosé 2020 - anteprima 100% Nerello Mascalese Sboccatura nell’estate 2024, con circa un anno e mezzo di post-sboccatura.
All’olfatto emergono note fumé ancora in fase di assestamento.
Al palato l’effervescenza è dinamica, il finale leggermente affumicato con ritorni balsamici. L’evoluzione porta verso sensazioni di polvere da sparo, lasciando intravedere un potenziale ancora in sviluppo.
Macerazione quasi assente – Sboccatura giugno 2023 – Dosaggio 6 g/l.
Profilo elegante e composto. L’impronta balsamica e fresca si intreccia a una componente floreale di ginestra ben definita, cui seguono sfumature di tostatura e una speziatura fine di zafferano e zenzero.
Al palato la trama è potente e subito verticale. L’ingresso, segnato da un agrumato amaro preciso e sostenuto da acidità viva, evolve verso toni balsamici. La struttura e la densità della materia sostengono la profondità di un sorso avvolgente, mentre la progressione si fa più minerale. Emergono richiami di crosta di pane e torrefazione. La chiusura mette in risalto un’eco asciutta e lievemente amaricante, quasi da frutto disidratato, accompagnata da una sfumatura affumicata coerente con l’origine vulcanica del vitigno.
Contessa Entellina: la collina, il taglio “classico” e la precisione del momento di raccolta
Dall’Etna si approda alla Sicilia occidentale, a Contessa Entellina, dove il paesaggio cambia e con esso il ritmo del racconto. I vigneti guardano verso l’area di Salaparuta, in un susseguirsi di colline poste tra i 500 e i 550 metri di altitudine, caratterizzate da suoli di medio impasto a matrice argillosa, con compattazioni più profonde. Le pendenze marcate e un dislivello contenuto ma significativo – circa 50 metri – generano micro-differenze che diventano decisive al momento della vendemmia.
La vendemmia è stata fissata al 28 luglio e si è svolta nell’arco di quattro giorni, con una sequenza precisa: prima lo Chardonnay, poi il Pinot Noir. Il tempismo è stato rigoroso, imposto da temperature diurne elevate mitigate da una buona escursione termica notturna, elemento determinante per preservare equilibrio e freschezza.
La vinificazione segue una grammatica netta e senza concessioni: raccolta manuale in cassette, pressatura soffice a grappolo intero con una resa attorno al 50%, “solo il fiore”. La fermentazione avviene in acciaio, con svolgimento della malolattica in vasca. Una parte della massa affina in barrique borgognone da 228 litri, mentre in fase di tiraggio entra una quota di vini di riserva – tra il 5 e il 10% – provenienti da uno o due anni precedenti, utilizzati come serbatoio di complessità e leva di finezza.
La base 2025 costruita in questa tappa è un blend pensato per l’equilibrio: due terzi Chardonnay e un terzo Pinot Nero, un assemblaggio che mira a coniugare prontezza ed eleganza, leggibilità e profondità, lasciando che siano il sito e l’escursione termica a definire il profilo finale.
Basi Spumante 2025
Assemblaggio: 2/3 Chardonnay, 1/3 Pinot Noir
All’olfattiva emergono pera e banana, con un frutto morbido e immediato accompagnato da fiori bianchi. Al palato l’ingresso è salato e delicato; in progressione affiora un amaro elegante, di matrice balsamica, seguito da un tocco mentolato sottile che accompagna la chiusura con precisione.
Pinot Noir – versione rosata
Pressatura con un paio d’ore di macerazione. Malolattica svolta, acidità più tartarica. All’olfattiva fragoline fresche; il finale lascia un retrogusto di lampone, netto e definito.
La filosofia dichiarata è chiara: non fissarsi sulle percentuali come ossessione, ma sulla provenienza e sulla coerenza del disegno finale. È una posizione concreta, maturata nell’esperienza quotidiana tra volumi, annate e gestione delle masse: l’assemblaggio non è matematica, è un equilibrio dinamico.
Ed è qui che si inserisce il pensiero di Manlio Giustiniani, Champagne Expert, che interpreta il blending come un gesto di sensibilità più che di calcolo, un ascolto continuo delle masse e delle loro sfumature, per riconoscere ogni anno la traiettoria più fedele allo stile della casa.
Il tempo come terza variabile: lieviti, dosaggio e “lettura” delle annate
La degustazione si amplia alle annate già in commercio e alle differenze tra millesimi, interpretate come una cronaca tecnica dell’evoluzione del progetto. Per il blend Chardonnay–Pinot Nero si parla di permanenze sui lieviti nell’ordine dei 36 mesi, con uscita sul mercato dopo un ulteriore affinamento post-sboccatura di 6–8 mesi. Il residuo zuccherino si colloca stabilmente tra 6 e 7 g/l: un brut asciutto, al limite dell’extra-brut, con la consapevolezza che la definizione legale non sempre coincide con la percezione sensoriale.
All’olfattiva, il 2021 si muove su toni cedrati, con una freschezza agrumata e sfumature di frutta secca; il quadro resta teso, essenziale, più orientato all’energia che alla rotondità. Il 2019 introduce invece un’altra prospettiva: pH leggermente più alto, una percezione più ampia, più “larga”, e il tema cruciale della tenuta nel tempo di questa maggiore apertura. È una domanda che la degustazione non elude: un vino che oggi appare disteso, domani saprà restare in piedi?
Il punto di svolta, nel racconto collettivo del tavolo, è il 2018: l’annata “arrivata”, completa, capace di tenere insieme profondità ed equilibrio e di mostrare quanto il tempo sia stato decisivo nella costruzione della complessità. Da qui nasce anche una scelta strategica: l’intenzione è allungare i tempi, dare più respiro all’affinamento e rendere l’attesa parte integrante del progetto.
Poi arrivano le annate che spostano l’asticella della memoria: 2017 e 2013. La 2017 è associata a un contesto molto caldo e a una raccolta eccezionalmente precoce (inizio agosto), mentre la 2013 emerge come annata “fredda” e di grande tenuta. All’olfattiva, la 2013 viene raccontata come un vino di profondità quasi inesauribile, con una finezza che non cede e una lieve evoluzione giocata su frutta secca, marzapane ed erbe secche; al palato, la sua forza è nella continuità, nella capacità di restare integra nel tempo senza perdere precisione.
Verticale Brut
Donnafugata, Millesimato 2021
Sboccatura aprile 2025 – 36 mesi sui lieviti.
All’olfattiva è aromatico; in progressione emergono note di cedro. Il profilo resta fresco e agrumato, con richiami alla frutta secca che iniziano ad affiorare con discrezione.
Donnafugata, Millesimato 2020
Sboccatura agosto 2024.
All’olfattiva emergono note fumé. Al palato risulta più fresco, con richiami caramellati e una chiara impronta salina che accompagna la progressione.
Donnafugata, Millesimato 2019
Sboccatura marzo 2023.
All’olfattiva incenso, pineta e mostarda. Il sorso è lungo e persistente, con una freschezza agrumata che sostiene la chiusura.
Donnafugata, Millesimato 2018
Sboccatura maggio 2022 – annata freddissima.
Nota fumé iniziale, seguita da un’esplosione fresca e agrumata. Emergono accenni di crema pasticcera che arricchiscono il quadro aromatico. Al palato si sviluppano salinità e tostatura in progressione, con una complessità ben articolata.
Donnafugata, Millesimato 2017
Sboccatura aprile 2021 – annata caldissima, vendemmia il 2 agosto.
La mentuccia è evidente all’olfattiva e ritorna coerente al palato. La freschezza resta presente, pur in un’annata solare e concentrata.
Donnafugata, Millesimato 2013
Sboccatura dicembre 2017.
Elegante all’olfattiva, aromatico e particolare. Evoluzione minima nel tempo, con note di frutta secca, marzapane e una compostezza che riflette una delle annate più fredde del periodo.
Verticale Rosé
Donnafugata, Millesimato 2020
Sboccatura aprile 2024.
Secco e asciutto, essenziale nella struttura. Finale amaricante, netto.
Donnafugata, Millesimato 2019
Sboccatura maggio 2023.
Più pieno e strutturato. Note minerali in apertura, seguite da un accenno fumé. Il lampone contribuisce alla definizione del profilo fruttato.
Donnafugata, Millesimato 2018
Sboccatura maggio 2022.
Profilo fruttato, accompagnato da una componente mentolata che dona slancio e freschezza.
Donnafugata, Millesimato 2017
Sboccatura aprile 2021.
Mentuccia all’olfattiva, con una chiusura che vira verso note di torrefazione. Annata calda, con un profilo floreale ancora ben leggibile.
IMG_9348.jpg1.62 MB Alla fine, ciò che resta non è soltanto una sequenza di annate e parametri, ma una visione: l’Etna porta la verticalità e la firma del Nerello Mascalese; Contessa Entellina mette in campo la precisione del taglio e la regolarità di una collina capace di mitigare l’effetto annata; mentre il tempo, sui lieviti e dopo la sboccatura, si afferma come la terza variabile decisiva, quella che trasforma un vino tecnicamente ben costruito in un vino capace di raccontare un luogo, un’idea e una direzione stilistica.
“Qui si conclude la prima parte; il racconto proseguirà nel prossimo articolo.”
Tiziana Mirabella
🔗 Scopri di più su Donnafugata e i suoi vini: 🌐www.donnafugata.it/