Tenuta di Artimino

20

Gen 2026

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Antico insediamento etrusco, poi borgo medievale e successivamente residenza e vasta tenuta di caccia dei Medici – il celebre Barco Reale – Artimino custodisce una storia millenaria. Nel 1626 la famiglia Medici fece delimitare l’intero perimetro con un muro di cinta lungo oltre 51 chilometri, di cui oggi restano ancora visibili importanti testimonianze. Storia, cultura, arte e natura rendono la Tenuta di Artimino un luogo dell’anima, dove il tempo sembra rallentare e il silenzio delle colline accompagna lo sguardo. Un microcosmo unico nel cuore della campagna toscana, capace di coniugare bellezza paesaggistica e memoria storica.

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All’interno della proprietà, che si estende su oltre 732 ettari, convivono armoniosamente la Paggeria Medicea – elegante hotel di charme ricavato da un edificio dei primi del Seicento – i ristoranti, gli appartamenti del borgo medievale di Artimino, la spa con centro wellness, le residenze di campagna, l’azienda agricola, le cantine, il Museo Etrusco e, cuore pulsante della Tenuta, la Villa Medicea La Ferdinanda.

La Villa fu edificata nel 1596 per volontà del Granduca Ferdinando I de’ Medici su progetto di Bernardo Buontalenti, architetto, scultore, pittore e ingegnere militare tra i protagonisti più influenti del tardo Rinascimento. Tra le sue mura soggiornarono figure straordinarie come Leonardo da Vinci e Galileo Galilei, che nel 1608 vi fu invitato per istruire “nelle matematiche” il giovane Cosimo. Nel 2013 la Villa Medicea La Ferdinanda ha ottenuto il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Aperta sui colli del Montalbano e sui vigneti circostanti, sorge in un’area che gli Etruschi avevano consacrato a luogo sacro. Qui storia, arte e natura si fondono in un equilibrio raro, restituendo l’eco di una civiltà antica e di un passato ancora vibrante. Il paesaggio alterna vigneti, oliveti, campi coltivati e zone di natura incontaminata, componendo un mosaico agricolo e ambientale di straordinaria armonia.

Dal 1989 la Tenuta è di proprietà della famiglia Olmo. Fu Giuseppe Olmo, leggendario ciclista degli anni Trenta, campione olimpico e primatista dell’ora, oltre che imprenditore visionario, a intuire le potenzialità di Artimino. Innamoratosi del luogo, decise di trasformarlo in un polo di ospitalità raffinata, produzione agricola d’eccellenza, gastronomia autentica e viticoltura di alto profilo. Oggi questa visione prosegue grazie all’impegno dei nipoti Annabella Pascale e Francesco Olmo.

Alla base della filosofia produttiva della Tenuta vi è un approccio consapevole e sostenibile all’agricoltura. Il vino nasce prima di tutto in vigna: interventi mirati, riduzione delle pratiche invasive, eliminazione del diserbo chimico e massima attenzione all’equilibrio del suolo sono scelte tecniche ed etiche, finalizzate a preservare l’identità del territorio.

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La Tenuta di Artimino conta circa 80 ettari vitati, in un’area dove la coltivazione della vite affonda le proprie radici già in epoca etrusca. Il territorio si esprime attraverso varietà come Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Malvasia. Le uve sono il frutto di una viticoltura attenta e rispettosa, sostenuta da una solida cultura della sostenibilità ambientale e da studi agronomici avanzati, volti a individuare le parcelle più adatte per ciascun vitigno. Un lavoro condotto anche con il supporto del professor Attilio Scienza e del direttore di cantina Vincenzo Ercolino, con l’obiettivo di valorizzare al massimo il potenziale qualitativo e l’impronta territoriale dei vini.
In cantina, sotto la guida di Riccardo Cotarella, ogni varietà viene seguita con precisione artigianale. La tradizione dialoga con la competenza tecnica per accompagnare il vino nel suo percorso di affinamento, rispettandone i profili aromatici e la personalità, affinché possa esprimere con chiarezza la propria identità.

La Tenuta ricade nell’area di produzione del Carmignano DOCG, una delle denominazioni più antiche d’Italia e la più piccola tra le DOCG nazionali, con poco più di una decina di produttori e una produzione estremamente limitata. Il disciplinare prevede l’assemblaggio di Sangiovese e Cabernet Sauvignon o Cabernet Franc, dando origine a vini di forte carattere e grande profondità storica. Documenti del 1396 testimoniano già allora la fama del Carmignano, apprezzato sulle tavole delle corti europee.

Abbiamo degustato alcune etichette della Tenuta, espressioni autentiche di questo territorio, caratterizzate da profili aromatici intensi e da una marcata identità territoriale.

Artumes – Bianco di Toscana IGT 2024
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Assemblaggio: 70% Trebbiano, 30% Petit Manseng
Artumes prende il nome dall’antico borgo etrusco di Artimino, area storicamente vocata alla viticoltura sin dall’epoca preromana. I vigneti affondano le radici in suoli di origine alluvionale sabbioso-limosa del fiume Arno, alternati a strati di argilliti: terreni profondi, ben strutturati, privi di scheletro e caratterizzati da elevata capacità di ritenzione idrica, elementi che favoriscono maturazioni progressive e profili aromatici complessi.

Alla vista si presenta giallo paglierino luminoso con riflessi verdognoli. All’olfattiva il profilo è ampio, espressivo e stratificato, con una matrice fruttata e aromatica intensa: mela verde, pera, mirabella fresca, cotogna, pesca gialla, richiami di nettarina e una sottile traccia esotica di papaya e litchi. Una fitta trama agrumata richiama il kumquat, donando profondità e precisione aromatica. Il bouquet si completa con delicate note floreali e tocchi speziati finissimi di noce moscata.
Il palato è rotondo e armonico, sostenuto da una bella tensione acida che ne scandisce il ritmo gustativo. La struttura si sviluppa su una trama sapida elegante, accompagnata da una lieve cremosità tattile che amplifica la sensazione di volume. La mineralità emerge in modo progressivo, contribuendo a un allungo dinamico e vibrante. Il finale è pulito, teso e persistente, con una chiusura fresca che richiama equilibrio e verticalità. La lunghezza è ben definita, con una sensazione complessiva di precisione e finezza. Per stile e impostazione gustativa, Artumes richiama l’eleganza dei grandi bianchi della Loira, con un profilo fine, dettagliato e giocato sulla freschezza.

Chianti Montalbano DOCG 2024
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Assemblaggio: Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot
Il Chianti Montalbano rappresenta una delle anime storiche della denominazione Chianti. Nel 1932 furono ufficialmente riconosciute sette sottozone, tra cui il Montalbano, mentre l’intero comprensorio del Carmignano venne inglobato nel perimetro del Chianti DOC. Tuttavia, la vocazione vitivinicola di quest’area è documentata già dall’800 d.C., in epoca carolingia, a testimonianza di una tradizione produttiva antica e radicata.

Dal punto di vista geologico, i suoli del Chianti Montalbano presentano una struttura moderatamente profonda, con origini risalenti alla formazione del Sillano Santa Fiora (70–100 milioni di anni fa). La composizione è ricca di rocce sedimentarie e argilliti, con buona presenza di scheletro, su matrici limoso-sabbiose caratterizzate da una significativa percentuale di argilla. Un assetto pedologico che favorisce equilibrio idrico, aerazione radicale e maturazioni progressive.

Vinificazione e affinamento
Le uve vengono raccolte, pigiate e diraspate, quindi avviate alla fermentazione alcolica in acciaio inox a temperatura controllata. Le macerazioni sono contenute per evitare estrazioni eccessive e privilegiare l’espressione fruttata. Le varietà vengono vinificate separatamente in purezza, consentendo a ciascun vitigno di esprimere al meglio la propria identità.

Il Sangiovese affina per circa dieci mesi in botti di rovere di Slavonia da 40 hl, mentre Cabernet Sauvignon e Merlot completano l’affinamento in barrique di secondo passaggio, contribuendo a maggiore complessità aromatica senza sovrastare il frutto. Segue l’assemblaggio e un ulteriore affinamento di circa quattro mesi prima dell’imbottigliamento.

Alla vista si presenta rosso rubino intenso e luminoso. All’olfattiva il profilo è invitante, dominato da prugna, amarena, ciliegia e marasca, accompagnate da eleganti sfumature floreali di rosa e viola. Emergono note erbacee sottili, richiami di foglia di pomodoro, accenti balsamici e una speziatura fine di chiodi di garofano. Il bouquet si arricchisce di sentori più complessi di cacao e caffè, con una delicata impronta mentolata che dona freschezza.
Il palato si sviluppa su una bella acidità tipica del Sangiovese, che imprime slancio e verticalità. I tannini sono ben integrati e setosi, contribuendo a un equilibrio gustativo armonico. Il finale è persistente, con ritorni balsamici e una sottile chiusura ammandorlata che ne prolunga la scia. Un sorso intenso, equilibrato e di piacevole bevibilità.

Grumarello – Carmignano Riserva DOCG 2020
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Assemblaggio: 70% Sangiovese, 20% Cabernet Sauvignon, 5% Merlot, 5% Syrah
Grumarello prende il nome dallo storico vigneto di proprietà, un tempo vinificato come parcella unica e originariamente noto come “Vigna Grumarello”. Oggi la cuvée Riserva nasce da un assemblaggio più articolato ed è prodotta esclusivamente nelle migliori annate, con l’obiettivo di rappresentare il vertice qualitativo del Carmignano secondo lo stile della Tenuta.

I suoli del vigneto Grumarello sono dominati dalla formazione geologica del Macigno, un’arenaria tipica della Toscana di origine relativamente recente (circa 30 milioni di anni), capace di conferire struttura e finezza al profilo del vino. Le vigne si trovano a circa 110 metri sul livello del mare, su terreni limoso-sabbiosi con una significativa componente argillosa, favorevoli a maturazioni progressive e a un equilibrio naturale tra concentrazione e freschezza.

Vinificazione e affinamento
La fermentazione avviene in vasche di acciaio inox a temperatura controllata, con vinificazione separata di ciascuna varietà. La macerazione, della durata di 15–20 giorni, permette un’estrazione delicata dei tannini più fini e vellutati. Al termine della fermentazione alcolica, le migliori masse vengono trasferite in botti e barrique, dove completano la fermentazione malolattica.

Il Sangiovese affina in botti di rovere di Slavonia da 50 ettolitri, mentre Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah maturano in barrique, in parte nuove e in parte di secondo passaggio, per circa 24 mesi. Segue un affinamento minimo di sei mesi in bottiglia prima della commercializzazione.

Alla vista si presenta con un rosso rubino intenso e profondo. All’olfattiva il profilo è ampio, seducente e stratificato: frutta nera matura, amarena sottospirito, visciola e prugna si intrecciano a note di bacche mature e a sfumature floreali di viola mammola. La componente speziata emerge con eleganza attraverso richiami di chiodi di garofano e delicate note dolci di vaniglia. Il bouquet si arricchisce di sentori terziari di tabacco, cuoio e leggere nuances evolutive, che aggiungono profondità e complessità.
Il palato si apre con un’impostazione di matrice bordolese, ampia e strutturata, per poi evolvere verso un’espressione più tipicamente toscana, giocata su eleganza, tensione e precisione tannica. I tannini sono di grande finezza, avvolgenti e perfettamente integrati. La freschezza sostiene la progressione gustativa, mentre la sapidità accompagna l’allungo finale, creando un interessante dialogo tra componente salina e dolcezza naturale del frutto. La persistenza è lunga, articolata e armonica, con una chiusura equilibrata e vibrante.

Manlio Giustiniani

🔗 Scopri di più su Tenuta di Artimino e i suoi vini:
🌐www.artimino.com

Tags: TenutadiArtimino, Artumes, ChiantiMontalbano, Grumarello